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giovedì 16 febbraio 2012

Smemorati sul Meno di Pier Giorgio Oliveti - Anpi Orvieto

Avere memoria è un esercizio della coscienza. E la coscienza è la basedistintiva che ci rende unici, speciali, all’interno del più vasto regno animale,ciò che divide l’uomo dalle “bestie” almeno sotto il profilo etico. Fino a quitutto sembrerebbe filare liscio. Peccato che - come tutti sappiamo bene - lecose siano un po’ più complesse. I bambini innocenti sciolti nell’acido sonosolo la punta dell’iceberg di indicibili episodi di quotidiana violenzadell’uomo verso l’uomo, stragi di civili, religiosi, bianchi e neri, ricchi epoveri, giovani e vecchi…Immersi come siamo nella contemporanea civiltà dellacomunicazione , nel tam tam quotidiano dove giocoforza prevale la breakingnews, il disastro, il negativo, siamo costretti a riflettere per non esseresminuiti, resi insensibili , smemorati,abitatori esclusivi dell’attimo, avulsi dal nostro contesto, dalla storia. Qualcunosi sofferma sulla banalità del male, sugli effetti del venir meno, spesso temporaneoe casuale, dell’umanità. Altri preferiscono investigare le cause di una, cento,mille Srebrenica, di ieri, di oggi e di domani, i momenti di apparente fratturadella Storia, le faglie o le foibe che si aprono inaspettatamente sotto inostri piedi, tra le nostre case e chiese, che incrinano le certezze, seminanosgomento, terrore. Il rischio di voltarsi dall’altra parte, di non voler“vedere” e “sapere” c’è anche oggi. E allora non è più sufficiente solo ricordare:la complessità del momento ci obbliga a partecipare, a collaborare, a costruireuna vera e propria “cultura dellamemoria” affinché non vi siano altri vicoli ciechi dietro l’angolo. Quando anche l’ultimodeportato e sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau non sarà più con noi, dovremoessere ancora più vigili, attenti, proattivi, leggere e rileggere le cronachedelle storie dell’orrore, tramandare il racconto dell’inimmaginabile Shoa, ladistruzione programmatica e industriale di un popolo, con tutto quello che neconsegue. Dovremo ricordare e sapere distinguere. Avere memoria fa bene a noistessi, fa bene alle nuove generazioni e fa bene al pianeta. Ma avere memoria significa anche “stare inguardia”, di fronte alle modificazioni dell’epoca, alla perdita di sovranitàdelle nazioni, dei popoli, all’emergere imponente di nuove spinte economiche esociali, ai poteri della finanziarizzione del mondo che ci slegano dalla terra,dal lavoro, dall’etica del quotidiano. Anche i nostri più nobili istitutidemocratici conquistati a prezzo didecine e decine di milioni di morti nella Seconda Guerra Mondiale, sono oggifragili come non mai, rischiano inqualche modo di essere svuotati di senso, banalizzati essi stessi. In questocontesto difendere l’idea e la costruzione dell’Europa, non è più solo un esercizioper stucchevole di “anime belle”, di elite culturali e politiche che traccianoil solco: “Per fare l’Europa - scriveJacques Le Goff - occorre un impegno da parte di tutti che deve compiersi nellaconoscenza del passato tutto intero e nella prospettiva dell’avvenire>>. Sel’Europa con il 7% della popolazione mondiale detiene il 20% delle ricchezze,-è chiaro a tutti - lo squilibrio ècongenito al nostro sistema. Non lo dico io, non lo dice la politica, lo dicono i numeri. L’appartenenza europea è dunque la chiave perun futuro di pace e di prosperità, rifuggendo i due opposti relativi. Ma quandodi fronte ad un disastro scellerato come quello della “Costa-Concordia” ungiornalista tedesco - Jan Fleischhauer, uno dei columnist di Spiegel online 1,

- afferma in buonasostanza che se il capitano fosse statotedesco, non sarebbe mai successo: 'Bella figura', è lo sport popolaredi massa italiano, cioè impressionare gli altri, anche Schettino voleva farebella figura, purtroppo ha trovato uno scoglio sulla sua strada", potremmo derubricarela frasetta come boutade di bassa lega per parlare alla pancia teutonica evendere qualche copia in più. Purtroppo al contrario dobbiamo, comeeuropei rigettare anche questiatteggiamenti di razzismo strisciante, ericordare forse che non trovarono alcun scoglio i noti “trasporti” speciali dideportati da Roma, Parigi o Salonicco verso le rampe dell’inferno di Auschwitz: i treni specialigiungevano sempre in orario.

domenica 24 aprile 2011

25 Aprile 2011 << Sofisti per caso ? >> di Pier Giorgio Oliveti, pres. ANPI Orvieto

Un 25 Aprile speciale
Non solo perché cade di Pasquetta. Il 25 Aprile è sempre un giorno speciale. Almeno lo dovrebbe essere per tutti i cittadini italiani, per coloro che ricordano ben bene e per coloro che per ignavia o per colpa(=per fortuna sono pochi) vogliono ricordare un po’ meno, sono diversamente memori… Mentre l’anagrafe ci sottrae anno dopo anno la maggioranza dei combattenti sul campo per la Libertà, centinaia di migliaia di donne e uomini coraggiosi, partigiani, militari, contadini, operai, artigiani, intellettuali, religiosi, semplici cittadini, che seppero scegliere dicendo no al nazifascismo(se vi par poco…), l’epoca in cui viviamo sembra improvvisamente presentare tutto ad un tratto il conto di decenni di illusorio sviluppo quantitativo, ingiustizia sociale, nord sud ed est ovest, errori marchiani di programmazione e di previsione, sottovalutazioni e incapacità sistemica di risolvere i problemi. La retorica, il raccontarci che “tutto va bèn” , non bastano più, in tutte le sedi. Quest’anno il 25 Aprile è dunque più speciale che mai…

Libera nos
Il Mediterraneo, il Vicino e Medio Oriente sono in subbuglio, i popoli sempre più internettizzati anelano alla Libertà. La “gestione” ipocrita e strumentale del potere di molti regimi che ci circondano o circondavano - favoriti anche dal nostro silenzio, assordante e interessato, di occidentali e dalla nostra pervicace vocazione al “bacio dell’anello” – è giunta al capolinea: la Libertà dei popoli è un diritto inalienabile. Non si possono fare sottili distinguo su certi principi fondamentali: o si è a favore, oppure no. Non si può dire “l’acqua è un bene comune, però…”, oppure, “il nucleare a conti fatti non è vantaggioso, però…”, “Democrazia sì, ma…”...Su certi temi, scegliere è obbligatorio: c’est la démocratie. Ma in questi mesi ed anni è la stessa democrazia come sistema ad essere sotto scacco: forse non ce ne accorgiamo, imbambolati come siamo da forme sempre più raffinate e pervasive di comunicazione preordinata. La democrazia, la traduzione della libertà in sistema di autogoverno, senza regole diventa anarchia, si banalizza a sottosistema parademocratico… Addirittura è lo stesso dogma della costruzione europea, fino ad oggi e da almeno cinque decenni sempre in direzione vettoriale verso una “ineluttabile” coesione sociale ed economica per tutti i popoli, a mostrare negli ultimi tempi la corda.

Siamo vigili
Nel nostro paese dobbiamo poi essere particolarmente vigili perché i toni della politica sono ormai sfuggiti agli stessi attori, danneggiando loro stessi, tutti i cittadini, il paese. Le parole sembrano perdere mese dopo mese, giorno dopo giorno, il loro significato pregnante, e rileggendo la Storia sappiamo bene quali e quanti disastri provocarono certe derive semantiche sulle parole. Qualche esempio? Nazione, sovranità, razza, diritto, sangue, socialismo, nazionalsocialismo, partito, etnia, spazio vitale, ecc. ecc. . Non è solo questione dei giudici(tutti?) equiparati a terroristi assassini, oppure al concetto ossimorico di “golpe democratico”: qui c’è di più. E’ l’intero sistema di relazioni politiche che appare andato in tilt. Da un lato l’ipermediatizzazione del pensiero politico = Sono A Porta a Porta, Ergo Sum. Dall’altro assistiamo all’erosione continua delle idee,dei lemmi, del senso, ad un certo relativismo permanente effettivo che tocca tutti i settori, per cui va bene tutto e il contrario di tutto.

Sofisti per caso
Sembra di essere tornati al tempo di Protagora: le leggi quando non sono più utili si devono cambiare, devono essere adattate al tempo storico e culturale che si vive. L’aggettivo che maggiormente descrive la contemporaneità di certa politica è: “sofista”. Vediamo il Bignami o se preferite i sacri testi di filosofia greca: "Il 'sofista' è colui nel quale la sophìa, rinunciando a essere verità, è divenuta la capacità tecnica di persuadere conformemente a dei fini." In altri termini il sofista è un “propagandista dell’utile”, un intellettuale che mediante l’arte della parola tenta di modificare le opinioni nel senso dell’utilità. Vi viene in mente nessuno? Nei talkshow televisivi appaiono quotidianamente macchine sofistiche collaudatissime, che applicano con perizia l’arte di costruire su ogni discorso due discorsi contrastanti. Non esiste più il legame tra parola-pensiero-realtà, perché l’obiettivo del sofista è far apparire ciò che lui ritiene utile, anche se non corrisponde alla realtà, anche perché questa è relativa in funzione di chi la osserva.

Libertà! Libertà!
Si confondono così ogni giorno concetti, temi, parole. C’è la libertà della propria camera da letto, c’è la libertà di arrischiare la vita propria e altrui andando a 200 in autostrada contra legem, c’è la libertà incrinata dai gps nel telefonino che ci seguono ovunque e orientano i nostri consumi, c’è la libertà di non pagare le tasse(un italiano su 4 come sapete non le paga, l'84% dei pastori, ma anche l’'11% degli architetti e degli avvocati, il 15,9% dei bar e il 21,3% dei ristoranti, ecc.). C’è la libertà negata di aspirare ad una vita migliore per molti italiani e per moltissimi migranti della disperazione, c’è la libertà di espressione, di culto, di religione. Ci sono, per fortuna, le libertà costituzionali. Teniamocele care. C’è la libertà di chi non ce l’aveva e ora la vuole per cui sa bene di cosa si tratti. I nostri vicini di casa ce lo insegnano.

BOX 1
La Sofistica
La sofistica si può distinguere per i seguenti punti:
1. Il relativismo, per cui la conoscenza si riduce all'opinione e il bene all'utilità. La verità e i valori morali non sono più certezze, ma si ammette che verità e valori possano mutare a seconda dei luoghi e dei tempi;

2. Il concentrarsi maggiormente sui problemi dell'uomo, e un minore interesse per le questioni teoretiche legate alla ricerca del principio e della giustificazione del mondo;

Questi primi due punti sono riconducibili in special modo a Protagora e Gorgia, mentre per la seconda fase del sofismo si possono distinguere altri due punti centrali:

3. L'eristica, ovvero l'abilità di sostenere e confutare contemporaneamente argomenti tra loro contraddittori;

4. La contrapposizione tra la natura e la legge, e il riconoscimento che in natura vige la legge del più forte;

Dunque, centrale è il tema del relativismo, ovvero la consapevolezza che la realtà è filtrata e interpretata da ogni uomo in modo diverso.

BOX 2
Dalla Dichiarazione di Indipendenza di 13 Stati americani il 4 luglio 1776:
(…)Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità(…)Quella dell'attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un'assoluta tirannia su questi Stati. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all'esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede.
1. Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.
2. Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l'esecuzione finchè non si ottenesse l'assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.
3. Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell'assemblea legislativa — diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.
4. Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.
5. Ha ripetutamente disciolto assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
6. Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all'elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, — mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall'esterno, e di agitazioni all'interno.
7. Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.
8. Ha fatto ostruzionismo all'amministrazione della giustizia rifiutando l'assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.
9. Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l'ammontare e il pagamento degli stipendi.
10. Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.
11. Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell'autorità legislativa.
12. Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.
(…) Queste Colonie Unite sono, e per diritto devono essere, Stati liberi e indipendenti;che esse sono sciolte da ogni sudditanza alla Corona britannica, e che ogni legame politico tra esse e lo Stato di Gran Bretagna è, e deve essere, del tutto sciolto; e che, come Stati liberi e indipendenti, essi hanno pieno potere di far guerra, concludere pace, contrarre alleanze, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare. E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.
John Mancock
(Seguono 55 firme di Rappresentanti dei 13 Stati)

lunedì 9 novembre 2009

Il 19 Novembre a Orvieto sarà presentato “IL LIBRO DELLA SHOAH ITALIANA” di Marcello Pezzetti



INVITO PRESENTAZIONE PUBBLICA

Opera di Marcello Pezzetti “IL LIBRO DELLA SHOAH ITALIANA”
I racconti di chi è sopravvissuto
Einaudi Editore, Torino,2009


Giovedì 19 Novembre 2009 – ore 18.00
Sala Convegni de Il Palazzo del Gusto, via Ripa Serancia I,16 Orvieto (Terni)

Partecipano:
- Marcello Pezzetti
- Valentino Filippetti,Anpi Umbria
- Andrea Sensidoni, Anpi Terni
- Pier Giorgio Oliveti, Anpi Orvieto

<< Oltre sei milioni di vittime della Shoah da tutta Europa. Oltre ottomilaseicento le vittime italiane, in gran parte uccise nel campo di Auschwitz. Pochissimi i sopravvissuti. Sono le voci di questi ultimi che il libro di Marcello Pezzetti offre, frutto di dolorose ma lucide testimonianze raccolte dalla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea(Cdec). Voci che parlano per l’infinita moltitudine di sommersi, rimasti senza ascolto >>.(Giorgio Sacerdoti)

Nel libro sono centocinque le voci con nome e cognome, sessanta donne, quarantacinque uomini, che danno testimonianza della loro esperienza di deportati ad Auschwitz. Pezzetti ci presenta un’opera davvero straordinaria, dando “il microfono” senza commento ai pochi sopravvissuti di un’esperienza, quella della Shoah, sempre difficile da raccontare, da dire, perfino da immaginare, per la quale anche il lessico scricchiola ed è talvolta inadeguato. Bisogna però sforzarsi di farlo, per non dimenticare, mai, nemmeno un particolare di questo baratro. Ed’è quello che hanno fatto i protagonisti del libro. Ne esce uno spaccato variegato in cui le singole biografie delle persone, incolpevoli vittime di un’ingiustizia epocale, si intrecciano con “il progetto” che le coinvolge, la cosiddetta “soluzione finale”. Se l’idea, la regia e l’esecuzione si devono alla follia nazista, non dobbiamo qui sottacere o sminuire le responsabilità dal fascismo made in Italy, con connivenze politiche e operative o semplici colpevoli omertà. A partire dal Manifesto degli scienziati razzisti pubblicato il 15 luglio del ’38, venne anche in Italia consapevolmente aperta la strada alle famigerate Leggi Razziali,(Decreto Legge del 5 settembre 1938,«Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista», D.L. del 7 settembre 1938«Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri»,6 ottobre e 17 novembre 1938, “dichiarazione sulla razza” del Gran Consiglio del Fascismo e successivo Regio Decreto) firmate da Benito Mussolini in qualità di capo del Governo e poi promulgate da re Vittorio Emanuele III. Le quasi cinquecento pagine del libro di Pezzetti ci dischiudono una quotidianità lacerata di migliaia di cittadini italiani sequestrati, umiliati, violentati nei loro affetti, nel corpo, nello spirito. Ragazze e ragazzi prelevati a scuola, quella scuola, la loro, che d’un tratto non li accoglie più. Uomini, donne, bambini, testimoni diretti di un gorgo della Storia, che per puro caso li ha restituiti ad una vita del “dopo”, che oggi, dopo sessanta anni, può essere per la prima volta “parlata”.
La presentazione si inserisce in un ciclo di 2 incontri organizzato da Anpi Orvieto.

Giovedì 19 Novembre 2009
Giovedì 10 Dicembre 2009

<< IL LIBRO, LA VOCE>>
LA MEMORIA, LA SHOAH RACCONTATA DAI SOPRAVVISSUTI, I VALORI DELLA DEMOCRAZIA, LA PATRIA NATA DALLA RESISTENZA AL NAZI-FASCISMO

In questi anni dove spesso assistiamo ad un’erosione dei valori su cui fondiamo la nostra Repubblica e la nostra convivenza civile e sociale, ad una progressiva “banalizzazione” della storia, ad una premeditata volontà di dimenticare condita spesso da revisionismo interessato, ad una incapacità di distinguere il giusto dall’ingiusto, la crusca dal grano, la Sezione Anpi di Orvieto intende dare il proprio contributo per tenere alto il livello di “consapevolezza sociale” sull’argomento. Avvicinandoci al 27 gennaio, Giorno della Memoria di tutte le violenze, Anpi Orvieto propone due appuntamenti pubblici, aperti a tutti e in primis agli studenti delle Scuole di Orvieto.

Il primo appuntamento si terrà Giovedì 19 Novembre 2009 alle ore 18.00 presso Il Palazzo del Gusto(via Ripa Serancia I,16 in Orvieto), dove l’autore, Marcello Pezzetti, presenterà “Il libro della Shoah italiana”- i racconti di chi è sopravvissuto. Un’opera attesa da sessant’anni che fotografa senza commenti le vicende di vita e di morte ad Auschwitz e in altri lager presentate dagli oltre cento testimoni sopravvissuti su 9.000 deportati dall’Italia. Marcello Pezzetti, è storico del Cdec-Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, direttore del costituendo Museo della Shoah di Roma, membro della Commissione storica della Fondation pour la Mémoire de la Shoah di Parigi e delegato italiano della Task Force for International Cooperation on Holocaust, Remembrance and Research.

Il secondo appuntamento è fissato per Giovedì 10 Dicembre 2009(sala da definire in una scuola di Orvieto- ore 10.00), dove con il contributo delle Scuole di Orvieto e il Patrocinio del Provveditore agli Studi di Terni, dr. Roberto Monetti, si terrà un incontro pubblico con uno degli ultimi testimoni di Auschwitz, Shlomo Venezia, nato a Salonicco, in Grecia, nel 1923, oggi documentarista e scrittore di origine ebraica. Deportato e sopravvissuto all'internamento nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, Shlomo durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando («unità speciali»), squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante le camere a gas. Tali squadre venivano periodicamente uccise per mantenere il segreto circa lo svolgimento della cosiddetta “soluzione finale” per annientare il popolo ebraico. Shlomo Venezia è uno dei pochi sopravvissuti - l'unico in Italia, una dozzina nel mondo - di queste speciali squadre e ha raccolto le sue memorie in un libro pubblicato nell'ottobre 2007 a cura dell'editore Rizzoli dal titolo Sonderkommando Auschwitz. Ad Orvieto incontrerà i ragazzi delle scuole, racconterà e risponderà alle loro domande.




Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo(nazismo), del fascismo e dell’Olocausto perpetrato contro il popolo ebraico e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»



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Marcello Pezzetti
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Biografia
Ha fondato nel 1994 la videoteca presso il CDEC (centro di documentazione Ebraico contemporaneo) di Milano, ed è anche professore presso l'Università di studi sulla Shoah situata presso il museo della shoah Yad Vashem di Gerusalemme, nonché portavoce per l'Italia della Task force internazionale per la didattica della shoah in Europa.

Ha fornito consulenza storica presso la Rai e Mediaset per numerosi documentari sulla Shoah, oltre che per film come Schindler's List, La vita è bella e il più recente My Father di Egidio Eronico. È autore insieme alla collega Liliana Picciotto del film documentario Memoria, per la regia di Ruggero Gabbai, contenente le interviste ai superstiti Italiani della shoah, che è stato selezionato ai Festival del Cinema di Berlino, Norimberga e Gerusalemme del 1997. Sempre con la collega Liliana Picciotto , ha realizzato l'opera multimediale Destinazione Auschwitz (2000, 2001, 2002), una vera e propria enciclopedia multimediale in cd rom sulla storia della Shoah, contenente migliaia di ricostruzioni multimediali , fotografiche , e filmate della shoah e della storia del campo di sterminio di Auschwitz.

Nel 1999 dopo una complessa indagine individuò per la prima volta il luogo esatto dove si trovava ubicato il Bunker 1 di Auschwitz, ovvero la prima camera a gas usata nella storia di Auschwitz, che dopo la guerra era stata trasformata in una fattoria da una famiglia di contadini Polacchi. Nel 2000 ha inoltre creato sempre presso la fondazione CDEC di Milano il settore che si occupa specificatamente di didattica della Shoah, con un apposito gruppo di ricercatori ed esperti che interviene su richiesta di scuole e università per realizzare iniziative e corsi specifici sulla shoah. Marcello Pezzetti è inoltre stato scelto per ricoprire il ruolo di direttore del Museo Memoriale della shoah Italiano che dovrà sorgere fra qualche anno nei giardini di Villa Torlonia a Roma.